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Distanti, ma vicini: il bello di imparare “a distanza”

Distanti, ma vicini: il bello di imparare “a distanza”

In questo periodo di limitazioni siamo tutti costretti a ripiegare su metodi alternativi, nel lavoro ma anche nelle relazioni con gli altri e nei nostri interessi e passatempi.

Ma non tutto il male viene per nuocere! Jedes Unglück hat auch sein Gutes! Per quel che mi riguarda, questa è stata l’occasione per scoprire risorse fino ad ora mai approfondite, soprattutto nel campo della didattica e dell’apprendimento a distanza. Ho sperimentato che, non per sola necessità, imparare una lingua tramite incontri online ha molti aspetti positivi.

Oltre all’indiscusso piacere di poter stare in pantofole (gli studenti giapponesi sono tenuti a togliersi le scarpe e indossare invece le comode uwabaki), l’aspetto ambientale è tra i primi coinvolti: meno spostamenti in auto significano meno inquinamento e aria più pulita. Secondariamente, significano più tempo a disposizione, peraltro risparmiato dal nervosismo che spesso accompagna guidare in strade trafficate!

Incontrarsi a distanza vuole anche dire potersi vedere in faccia, senza mascherine; potersi godere i sorrisi, per me fondamentali.

Non da ultimo, trovo che imparare una lingua con un corso a distanza dia l’occasione per una interessantissima finzione, che ha in fondo molto a che fare con la realtà. Si è mai sentito di un pen friend o Brieffreund con cui vedersi ogni settimana? È probabile che vi troviate o vi troverete a usare le lingue straniere per la maggior parte “a distanza”. Perché allora non immaginare che proprio l’insegnante sia qualcuno che vive in un’altra Nazione? Certamente chi è interessato alle lingue è molto spesso desideroso di viaggiare; ma dai viaggi si torna indietro, e sarebbe un peccato perdere le amicizie create.

È allora che pensi a come sia bello avere dei modi per potersi vedere così facilmente!

Vanessa Verzelletti, docente di tedesco e inglese presso Centro Studi Ad Maiora. Appassionata di culture diverse e di nuove esperienze, crede che imparare una lingua straniera significhi poter comunicare e condividere storie con una fetta più grande di mondo.