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IMPARARE UNA LINGUA SOLO ATTRAVERSO LA CONVERSAZIONE?

IMPARARE UNA LINGUA SOLO ATTRAVERSO LA CONVERSAZIONE?

JAWOHL!

Chiunque torni da un viaggio all’estero, si accorgerà di aver fatto progressi nella lingua del Paese di arrivo, e spesso non pochi, soprattutto nel caso di una lunga permanenza. È chiaro che il motivo non sia l’aver studiato tomi di grammatica sul treno o in aereo, ma l’aver parlato la lingua straniera ogni giorno; i viaggiatori solitari, quasi esclusivamente.

La conversazione è il modo più efficace per apprendere una lingua. Prima di tutto perché l’apprendimento avviene senza la mediazione, non di rado fuorviante, della lingua d’origine. “Pensare nella lingua straniera” è per qualcuno un punto di arrivo; per me anche di partenza: pur conoscendo poche parole, provare a esprimersi attingendo dal vocabolario straniero, anziché tradurre un pensiero formulato nella lingua madre, evita strafalcioni e aiuta a prendere confidenza con la nuova lingua, che ha spesso struttura, sintassi, accento molto diversi.

Durante la conversazione, in quanto parte della vita quotidiana, è possibile scoprire modi di dire ed esclamazioni legate al contesto, ascoltare le diverse intonazioni a seconda di ciò che viene espresso; in sintesi, fare esperienza dell’uso autentico, e non accademico, della lingua.

Da insegnante, ho osservato che traducendo ogni frase, la maggior parte degli studenti finisce con il non prestare quasi alcuna attenzione alla parte espressa in lingua straniera, perché “non indispensabile” al fine di seguire la lezione.

Allo stesso tempo, avendo vissuto all’estero e con la necessità di comunicare attraverso una lingua straniera, ho più volte sperimentato come questo bisogno di comprendere e farsi comprendere sia lo stimolo perfetto per mettere in pratica le proprie conoscenze, anche inaspettate, ed essere il più ricettiva possibile.

Nell’impossibilità di viaggiare, un corso basato sulla conversazione non può che attivare queste stesse dinamiche, e inoltre permettere di fare esperienza di cosa potrebbe accadere

nella città estera, costruendo non solo la conoscenza della lingua, ma anche la consapevolezza dei propri limiti e punti di forza. Vanessa Verzeletti

 

JEIN….

Io cambierei la domanda sostituendo quel “solo” con un bell’ “anche”. Sono fermamente convinta che non esista un metodo standard o univoco per imparare una lingua straniera, ma piuttosto che l’apprendimento sia una specie di ricetta da creare su misura dello studente o della persona che decide di iniziare un percorso di studio.

Chiunque abbia mai imparato una lingua sa bene quanto la comunicazione orale e, quindi, la conversazione, siano importanti, soprattutto a livello psicologico ed emotivo. Riuscire ad esprimersi in una lingua straniera genera e amplia la consapevolezza di sé e delle proprie capacità ed è anche un’iniezione di coraggio, perché più ci buttiamo e proviamo ad esprimerci e meno timore abbiamo di fare errori e brutte figure con i nostri interlocutori.

Ma questo certo non basta. O, meglio, non ci permette di poter ammettere di conoscere una lingua in modo appropriato.

Si potrebbe obiettare alla mia posizione affermando che non tutti imparano una lingua per lo stesso motivo o scopo. Se volessi apprendere l’inglese solo per questioni di svago e per viaggiare, potrei accontentarmi di masticare qualche frase elementare che mi consenta di cavarmela su e giù per il mondo.

“Potrei”, il condizionale è davvero d’obbligo. Anche se il mio obiettivo non fosse quello di diventare un esperto filologo resto dell’opinione che una solida base grammaticale e lessicale sia d’obbligo e debba essere sviluppata parallelamente alla conversazione.

Discorrere di qualsiasi argomento in una lingua, dal più banale “che tempo fa oggi” a considerazioni di carattere più filosofico o politico, presuppone che chi parla sappia quantomeno concordare soggetto e verbo e distinguere un articolo femminile da uno maschile.

In ultima battuta credo che valga quanto ho affermato prima, ovvero che sia prioritario saper aiutare gli studenti in base alla loro modalità e ai loro tempi di apprendimento. Spesso vale la

pena sperimentare diversi modelli di insegnamento e incastrare tra loro attività che spazino dalla grammatica, all’ascolto al gioco (fondamentale!).

Imparare a bilanciare fiducia e autonomia permette di attingere al meglio dalle risorse a disposizione intorno a noi. Monica Di Paolo

Vanessa Verzelletti, docente di tedesco e di inglese. laureata in lingue, ha vissuto in Germania e approfondito temi quali l’editoria e la scrittura.

Monica Di Paolo, docente di tedesco ed inglese. laureata in lingue, ha una decennale esperienza lavorativa con la Germania e il mercato tedesco.