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Madrelingua o no: cosa fa di un insegnante un “buon insegnante”?

Madrelingua o no: cosa fa di un insegnante un “buon insegnante”?

Die Muttersprache erwirbt man, Fremdsprachen lernt man”. Parto da questa citazione in quanto mette in luce la differenza tra Muttersprachler e Nicht-Muttersprachler: la lingua madre non viene imparata, ma acquisita naturalmente. Relativamente all’insegnamento della lingua in questione, questo comporta, a mio parere, sia vantaggi che svantaggi.

Alla mia prima lezione di tedesco (ero già all’università), l’insegnante madrelingua non ha detto una parola in italiano per due ore intere. Sono uscita dalla classe senza aver capito nulla e piuttosto atterrita.

Fortunatamente, la mia università affiancava i corsi con madrelingua tedeschi (improntati più sulla conversazione e la produzione scritta) a corsi con insegnanti di madrelingua italiana. Tra questi, l’insegnante del primo anno è colei che, in modo magistrale, è riuscita a farmi comprendere la struttura della frase tedesca, con le peculiarità a cui molti faticano ad abituarsi – prima tra tutte la posizione del verbo. In quanto studiosa della lingua tedesca, ha saputo molte svolte spiegarmi “perché” una cosa si dicesse in un modo anziché in un’altra.

Durante questa mia prima fase d’approccio al tedesco, da Anfänger assoluta, mi sono stati utilissimi anche i consigli dei compagni di università che, tempo addietro, si erano trovati nella mia stessa posizione: piccoli trucchi – in tedesco, Eselsbrücke – per ricordarsi alcune regole, strategie di apprendimento, fonti da cui attingere… e supporto psicologico, oltre che pratico!

Rifacendomi alla citazione iniziale, colui che per primo ha imparato una lingua, si è interrogato sulla sua struttura e ha individuato delle strategie per farla propria. La condivisione di queste strategie, così come delle esperienze, delle difficoltà incontrate e delle soluzioni adottate, insieme all’empatia che ne deriva possono rivelarsi strumenti utilissimi all’apprendimento.

È altresì vero, sempre secondo la mia esperienza, che il confronto con dei Muttersprachlern è, soprattutto a un livello medio-avanzato, necessario per “fare il salto” di qualità.

I progressi più grandi li ho fatti proprio in Germania, dove ho anche assimilato die Aussprache (la pronuncia) e i modi di esprimersi legati alla cultura locale. Come ho già avuto modo di raccontare altre volte su questo blog, è grazie a queste esperienze che il tedesco ha smesso di essere per me eine Fremdsprache, diventando die Sprache der Freunde (fremd significa “straniero”, ma anche “estraneo”, mentre die Freunde sono gli amici). Difficilmente, però, questi stessi Freunde hanno saputo spiegarmi il “perché” di nuove strutture o forme lessicali.

Credo, quindi, che la combinazione di più risorse offra la migliore opportunità di apprendere e sviluppare la conoscenza di una lingua. Insegnanti madrelingua, insegnanti non madrelingua e muttersprachliche Freunde: tutti hanno contribuito a sviluppare la mia conoscenza del tedesco, ma in modi e momenti differenti.

In conclusione, credo che la definizione di “buon insegnante” non debba basarsi sulla sua lingua madre, ma sulla sua capacità di trasmettere le proprie conoscenze e interpretare i bisogni dei propri studenti, in modo da guidarli nel modo più appropriato e consono ai loro obiettivi e attitudini.

Vanessa Verzelletti, docente di tedesco e di inglese. Laureata in lingue, ha vissuto in Germania e approfondito temi quali l’editoria e la scrittura.